
Lo scetticismo nel solco della tradizione sofistica.

La filosofia greca aveva sempre conservato una sostanziale
diffidenza verso la conoscenza sensibile. Pi volte si ritrova nei
testi antichi l'esempio del remo che, immerso nell'acqua, appare
spezzato: questa immagine illustrava la convinzione che i sensi ci
descrivono la realt come appare, non come essa  veramente. E
pertanto il compito di rivelarla era stato riservato al pensiero,
ritenuto in grado di conseguire una conoscenza pi profonda,
epistemica.
La posizione degli scettici - come si  espressa nella lunga
storia del movimento, dal quarto secolo avanti Cristo al secondo
secolo dopo Cristo - presenta una novit radicale: non solo la
conoscenza sensibile  unicamente fenomenica, ma anche
l'intelletto non  in grado di andare oltre i fenomeni, oltre il
livello della dxa, per cui la conoscenza vera  preclusa all'uomo
sia per quanto riguarda l'esperienza sensibile (i dieci trpoi di
Enesidemo), sia da un punto di vista strettamente logico-formale
(i cinque trpoi di Agrippa). E' impossibile giudicare con
sicurezza e rettamente su qualsiasi argomento, dal momento che in
ogni giudizio  sempre presente l'idea del vero: anche affermare
che niente  vero non significa altro che   vero che niente 
vero, il che  una palese contraddizione. L'unica soluzione
coerente  la sospensione del giudizio (epoch) circa il vero e il
falso, il giusto e l'ingiusto. E siccome molto spesso parlare
equivale a giudicare, il consiglio dei maestri scettici  di
arrivare fino all' aphasa, cio al silenzio su tutte le cose.
I sofisti, interessati alla dimensione politica e quindi pubblica
del loro insegnamento, non avevano mai portato il loro relativismo
alle conseguenze pi estreme e avevano proposto una serie di nuovi
criteri su cui fondare il giudizio: l'opinione dei pi, la natura,
le convenzioni sociali, il diritto del pi forte, eccetera Gli
scettici, invece, guardano solo all'individuo e alle sue esigenze,
per cui l'insegnamento di Pirrone e dei pirroniani pu arrivare a
forme di relativismo e, appunto, di scetticismo, pi radicali di
quelle dei sofisti: fino all' aphasa, al distacco dal mondo,
alla imperturbabilit dell'animo (ataraxa), alla impassibilit
totale (aptheia), alla ricerca della solitudine, all'ascesi. Il
loro itinerario filosofico sembra concludersi con una totale
sfiducia nei confronti della ragione, dell'impegno politico e
della possibilit stessa di filosofare. Da questa posizione essi
polemizzarono a lungo contro esponenti delle altre scuole
filosofiche, specialmente contro gli stoici, considerati
dogmatici. Gli stoici a loro volta ricambiavano le critiche
osservando che lo scetticismo non riesce ad essere coerente con se
stesso neppure di fronte alle pi semplici ed elementari necessit
della vita, perch anche i bisogni biologici impongono una qualche
presa di posizione, la necessit di un giudizio di verit e di
valore.
L'ultimo grande scettico dell'antichit, Sesto Empirico (180-220
dopo Cristo), dopo aver constatato che la dimostrazione
dell'impossibilit della dimostrazione rende impossibile anche se
stessa come dimostrazione, si accontenter di uno scetticismo
molto moderato, che accetta la morale comune nella vita pratica e
considera impossibile una vittoria completa sulle passioni.
L'itinerario filosofico degli scettici - pur staccandosi
nettamente da quello delle altre correnti di pensiero - arriva
comunque a proporre un ideale di saggezza (l' aptheia, l'
ataraxa), che non si discosta da quello delle altre scuole
ellenistiche

